Scegliere tra i vari Paesi centro-asiatici, quali Afghanistan, Turkmenistan, Tagikistan, Uzbekistan, Kazakistan, Kirghizistan, Iran, luoghi d’origine del nostro Cane da Pastore dell’Asia Centrale, come meta di un viaggio esplorativo-conoscitivo, non è di certo cosa semplice, per tutta una serie di difficoltà e inconvenienti. Di comune accordo con la mia ragazza, dopo molto riflettere e grazie ad un amico kirghiso che vive in Italia, la scelta è ricaduta proprio sul più montuoso tra tutti gli Stati dell’Asia Centrale, il Kirghizistan. Arrivati a Biskek a notte fonda, la guida ci ha atteso al piccolo aeroporto Manas, abbiamo raggiunto in mezz’ora il centro della Capitale, immersa ancora in un’aerea post-sovietica, e ci siamo sistemati in albergo. Dopo un giorno trascorso a visitare Biskek, il più importante centro culturale ed economico del Paese, ancora pieno di statue sovietiche a testimoniare la grandezza di un tempo della vecchia URSS, ci siamo trasferiti nel Kirghizistan più selvaggio e rurale. La prima escursione è stata la visita agli jailoo (pascoli d’altura) nella Chon Kemin Valley (sede anche dell’omonimo Parco Nazionale), nel Kirghizistan settentrionale (1400-2800 m di altezza), dove, ospitati presso una Bozoi (la tradizionale tenda kirghisa dei pastori) dalla famiglia del pastore Kurmanbek, che ci ha fatto anche da guida, abbiamo osservato i primi cani, i primi greggi di pecore che scendevano dai ripidi lati della montagna, mandrie di mucche al pascolo e cavalli. Naturalmente abbiamo mangiato i tipici prodotti del posto. Qui, oltre ad alcuni esemplari di aborigeni kirghisi di PAC, abbiamo osservato svariati cani di taglia medio-grande (60-65 cm al garrese), chiamati dai locali Dobot It (semplicemente cane-pastore), cani agili e veloci, che hanno funzioni anche da toccatori, rispetto ai PAC, che hanno  una funzione più da guardia e custodia.

Dopo un breve soggiorno sul Lago Issy-Kul, lago alpino a 1600 metri di altezza, ci siamo diretti verso la zona di Karakol, sulla sponda orientale dello stesso. Lungo il tragitto innumerevoli greggi, molte accompagnate da cani, alcuni molto simili ai Kangal turchi. Arrivati a Karakol, piccola cittadina, ci siamo subito diretti verso i Jailoo in altura. Dopo una salita di più di 1500 metri, tra strade sterrate, ponti di legno su ruscelli impetuosi, uno spettacolo incantevole si è posto dinanzi ai nostri occhi: un’immensa vallata alpina, circondata da boschi e attraversata da vari ruscelli, piena di greggi, bozoi dei pastori, mandrie e cavalli liberi al pascolo! Qui, durante una splendida passeggiata a cavallo, accompagnati da due ragazzi-pastori nomadi kirghisi, abbiamo potuto ammirare diversi aborigeni al lavoro, alcuni cuccioli vicini alle tende e un maschio bianco, di proprietà di uno dei ragazzi, che ci ha accompagnati durante tutta la nostra passeggiata, fino ad una cascata a 3500 m di altezza.

Il terzo jailoo che abbiamo visitato è stato quello di Barskoon, sulla sponda meridionale dela lago Issy-Kul, sovrastato da picchi alti oltre 4000 metri. Qui pascoli verdeggianti, costeggiati da ripidi fianchi di montagne in parte innevate, creavano uno spettacolo incredibile, reso ancora più caratteristico da una statua di Jurij Gagarin, il famoso cosmonauta sovietico, che dominava su tutta la vallata. Tende di pastori al lavoro, escursionisti lunghe le rive del torrente che scendeva impetuoso verso il lago, tantissimi cavalli liberi  e mucche al pascolo hanno reso la giornata indimenticabile.

Successivamente siamo partiti verso la regione di Naryn, nella parte sud-orientale del Paese, nella zona del Tien Shan. Dopo aver attraversato alti passi di montagna, finalmente arriviamo, a tarda notte, a Naryn, capuologo della regione omonima, sita a più di 2000 metri in una gola pittoresca scavata dal Naryn River. La mattina successiva, dopo aver riposato e mangiato le solite abbondanti colazioni chirghise, si parte per escursioni nella piccola cittadina e nei pascoli circostanti. Qui abbiamo avuto la possibilità di vedere cani chirghisi al lavoro con le mucche, al lavoro in fattoria, di guardia ad abitazioni e su alcuni pascoli di montagna,  sempre al lavoro come mandriani. Cani tutti dai colori molto chiari, dal bianco al sabbia, di grande struttura e dal forte carattere.

Nell’ultima parte del nostro viaggio ci siamo diretti verso il passo Torugart (confine cinese), sui pascoli che lambivano la leggendaria “Via della Seta”. Abbiamo ammirato il bellissimo Tash Rabat, a 3800 metri di altezza, la fortezza di pietra che permetteva una notte di ristoro ai mercanti che andavano o provenivano dalla Cina insieme ai loro animali. Qui, sui pascoli d’altura, attraversati da splendidi torrenti, abbiamo mangiato il “Plov”, tipico piatto locale a base di riso, carote e carni, insieme a dei pastori locali, e abbiamo visto grandissimi greggi di pecore e mandrie di mucche, gestite abilmente da pastori a cavallo e cani. In questa zona ho notato che anche alcuni bellissimi Taigan, i levrieri chirghisi, vengono utilizzati come guardia agli animali e alle proprietà.

Gli ultimi cani che abbiamo visionato sono stati quelli delle campagne nei dintorni della capitale Biskek, il giorno prima della partenza. Qui sono numerose le fattorie che hanno, a guardia dei propri cortili, numerosi cani. Abbiamo avuto anche la possibilità di vedere una splendida cucciolata di circa 60 giorni, tutti cuccioli molto vivaci e caratterialmente formati. Ancora giorni e giorni sarebbero serviti per visitare tutti gli sperduti pascoli di montagna di questo affascinante Paese centroasiatico, ma il tempo di partire era arrivato…….