FINALMENTE, dopo mesi (se non anni) di attesa, ecco che arriva il momento tanto desiderato da allevatori o semplici privati: la nostra amata cagna si appresta a partorire.

Un momento importantissimo nella vita dell’animale e anche del proprietario, un momento che permette di cementare ancor di più quel rapporto costruito nel tempo con il proprio cane: è proprio in quegli istanti che si comprende ancora più a fondo il carattere della nostra “beniamina” che, con il solo sguardo degli occhi, esprime tutta la sua sofferenza ma al tempo stesso gioia per il lieto evento. Occhi che sembrano implorare la nostra vicinanza, il nostro aiuto e affetto. Un momento, almeno secondo la mia esperienza (di 3 cucciolate), che ogni proprietario non dovrebbe perdersi per nulla al mondo, un momento in cui si ha la possibilità di osservare, in religioso silenzio, la magnificenza di madre natura e le caratteristiche istintive e primordiali che il nostro cane continua a possedere. Questi sono gli aspetti emotivi legati al parto, certamente fondamentali,  che si vanno ad aggiungere agli elementi più pratici e scientifici altrettanto importanti. Molti di essi sono ampiamente spiegati dai veterinari (on-line e dal vivo), come la preparazione di una adeguata cassa parto munita di lampada per i cuccioli collocata in un ambiente quanto più sterile possibile, la misurazione nei giorni precedenti il parto della temperatura corporea , altri elementi si acquistano solo con l’esperienza pratica e con la conoscenza della propria cagna. Nella mia ultima cucciolata (nata da 15 giorni) mi sono dovuto confrontare con uno di questi elementi “di competenza veterinaria” e ho deciso di approfondire, per quanto mi fosse possibile, non essendo un veterinario, l’argomento. Oggi, anche leggendo sul web, si parla spesso, riguardo ai cani, di scelta tra un parto naturale e un parto “programmato” con cesareo: il primo filone di pensiero opta per il parto naturale della cagna (tranne nelle situazioni in cui è a repentaglio la salute dei cuccioli o della madre stessa), essendo insito nella cagna l’istinto, atavico e primordiale, del parto e degli eventi legati ad esso (scavare una buca o trovare un luogo adatto ….), istinto fondamentale  in ogni specie animale e che deve essere preservato ad ogni costo; il secondo filone tende a preferire al parto naturale, con tutti i rischi che comporta, un parto “programmato” con un taglio cesareo (specialmente per determinate razze come i grandi molossi o le razze brachicefale, come i bulldog, in cui vi è una sproporzione tra la testa del feto e il bacino della madre), adducendo oltre a ragioni di tipo veterinario il fatto che, programmando l’evento, si evita un inutile stress alla cagna e, aggiungerei io, al proprietario (un parto può durare anche molte ore in cui bisogna assistere costantemente la cagna).

Senza addentrarmi in discorsi veterinari, che non mi competono e che neanche sarei in grado di svolgere, volevo solo tentare di esprimere il punto di vista di un giovane allevatore. Premettendo che nessuno vorrebbe mai mettere inutilmente a rischio la vita di cuccioli e madre, la mia esperienza , seppur breve, e un po’ di lettura in materia mi portano, almeno nel mio modo di allevare e selezionare, a voler sempre preferire  il parto naturale (certamente assistito) per una ragione ben precisa: oggi ci troviamo in un panorama cinofilo in cui molte razze stanno perdendo le proprie attitudini e specificità; il ricorso totale a parti cesarei porterebbe inevitabilmente le cagne, nel giro di poche generazioni, a perdere quell’istinto al parto naturale, cosa che rappresenterebbe un vero scempio per tutti gli amanti del cane (presupponendo che ciò non sia avvenuta già per alcune razze…..). Assistiamo, di continuo, a cani che non riescono a montare le femmine (se non aiutati), a fecondazioni artificiali, a cagne che con sempre più difficoltà restano gravide (su questo punto si sentono addurre le motivazioni più assurde…), lasciamo al nostro amato amico a 4 zampe e anche a noi proprietari l’ultima loro dignità: un sacrosanto parto naturale, fatto di preoccupazioni per ogni contrazione, tensioni, sofferenze e alla fine la grande gioia della nascita.

Concludo dicendo che dovrebbero essere, secondo me, anche i veterinari (lungi da me voler generalizzare su una categoria composta in gran parte da professionisti seri e scrupolosi) a informare i proprietari delle cagne in procinto di partorire sulle varie opzioni (rischi reali della cagna in base alla razza e altri fattori come l’età, il numero di parti e di cuccioli) tenendo sempre ben presente più che il bene del proprio portafoglio  il bene della cagna e delle razze canine in generale.

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