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	<title>Masseria Fontana, allevamento Bovaro del Bernese (Campania-Caserta)</title>
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	<description>Allevamento amatoriale Bovaro del Bernese</description>
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		<title>Il cane da pastore in Turchia</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 17:28:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin_mf_2011</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo la classificazione da me realizzata sul sito  Custodi del bestiame circa la diversificazione delle razze canine turche, frutto delle informazioni reperite presso siti internet (anche turchi) e varie associazioni di razza, ho continuato ad approfondire i miei studi e ad informarmi sull’insoluta questione dell’ufficializzazione di una o di più razze da parte dell’organo cinofilo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo la classificazione da me realizzata sul sito  Custodi del bestiame circa la diversificazione delle razze canine turche, frutto delle informazioni reperite presso siti internet (anche turchi) e varie associazioni di razza, ho continuato ad approfondire i miei studi e ad informarmi sull’insoluta questione dell’ufficializzazione di una o di più razze da parte dell’organo cinofilo più importante, la FCI. Sulla scia di queste mancate (più o meno discutibili) ufficializzazioni a rango di vere e proprie razze delle altre varianti turche di cani da pastore,  sono sorte numerose associazioni e clubs, sia nella stessa Turchia sia in Europa ed America, dei vari Kangal, Karabash (all’inglese), Akbash e via dicendo. Numerosi anche i siti-web dei diversi allevatori e di studiosi cinofili (più o meno attendibili) che si dilungano in minuziose classificazioni di tipi e di varianti pressoché infinite.</p>
<p>Lungi dal voler esprimere un parere sulla questione (parere che a mio avviso necessita di competenze e conoscenze storiche ben superiori rispetto a quelle in mio possesso) o voler addentrarsi in discorsi di genetica (di competenza di seri professionisti e non di qualunque allevatore) circa l’individuazione di ceppi originari (linee di sangue) in comune, questo breve articolo tenta di essere una sorta di panoramica su questa triste questione, incentrata, come sempre, su fanatismi e arzigogolate teorie  proprie dell’uomo moderno e della moderna cinofilia, che stanno facendo semplicemente il male di una splendida razza che anni di duro lavoro al fianco dei pastori turchi avevano mantenuto fiera e forte.</p>
<p><em>Occorre  fare due precisazioni.</em></p>
<p>La prima è che la mancanza di organi cinofili in Turchia (ufficiali) non ha permesso il reperimento di una documentazione certa e indiscutibile e le varie prove, a sostegno dell’una o dell’altra tesi, sono, quindi, facile oggetto  di possibili confutazioni e critiche.</p>
<p>La seconda precisazione, estendibile anche a numerose altre razze, più o meno giovani, del panorama canino mondiale, è che il concetto di razza, così come noi lo intendiamo, è qualcosa di moderno (circa un secolo in alcune nazioni, pochi anni in altre) e, in un certo modo, quasi innaturale e superficiale. Oggi, infatti, il concetto di razza riporta alla mente qualcosa di ben definito dal punto di vista morfologico ed estetico. Non dobbiamo dimenticare, però, che questi parametri, tanto osannati e apprezzati dai moderni allevatori e cinofili, sono completamente estranei alla cultura e alle tradizioni di quelle terre aspre e povere, in cui sono stati i pastori a selezionare, secondo canoni di rusticità, funzionalità, caratteristiche lavorative, queste splendide razze.</p>
<p>Com’è avvenuto nelle vaste regioni dell’Asia centrale, delle montagne del Caucaso, in alcune regioni montuose dell’Europa dell’est (Balcani, Carpazi) e, in minor parte, anche in alcuni territori dell’Italia meridionale, sono stati proprio i pastori a selezionare, per i propri scopi lavorativi, le grandi ed efficaci razze canine da custodia del bestiame e della proprietà. Risulta, pertanto, abbastanza difficile  credere che questi pastori,  attanagliati dai mille problemi della vita quotidiana, abbiano, nel tempo, selezionato un cane in base a colori, lunghezza del mantello o diametri, invece che per le qualità caratteriali e la robustezza, in grado di rendere la razza abile e forte nel difendere le greggi e gli animali dai predatori.</p>
<p>Questo discorso può essere facilmente applicabile anche alla situazione della Penisola Anatolica, terra da sempre dedita alla pastorizia e all’agricoltura. Le varie differenze, che si riscontrano nei vari soggetti, nella lunghezza del mantello, nel colore, nelle dimensioni possono essere iscritte a quell’adattamento naturale al territorio, al clima e alle diverse funzioni alle quali i cani erano adibiti. In un parola: selezione naturale, con pochissimo intervento da parte dell’uomo.</p>
<p>A partire da questo, chiaramente, si è avuto nel tempo la fissazione di diversi sottotipi regionali: il bianco Akbash, nelle regioni occidentali, il grande Kangal a maschera nera, nelle regioni centrali Sivas-kangal, il potente e a pelo lungo KARS-dog, nelle estreme regioni montuose orientali, lo Yoruk, nelle regioni sud-occidentali, il Kangal-curdo agile e snello, nelle regioni di influenza curda.</p>

<a href='http://masseriafontana.it/archives/1718/kars' title='kars'><img width="187" height="140" src="http://masseriafontana.it/wp-content/uploads/2011/12/kars-266x200.jpg" class="attachment-187x187" alt="Cane turco di Kars" title="kars" /></a>
<a href='http://masseriafontana.it/archives/1718/akbash' title='akbash'><img width="187" height="124" src="http://masseriafontana.it/wp-content/uploads/2011/12/akbash-300x200.jpg" class="attachment-187x187" alt="Akbash" title="akbash" /></a>
<a href='http://masseriafontana.it/archives/1718/kangal' title='kangal'><img width="187" height="129" src="http://masseriafontana.it/wp-content/uploads/2011/12/kangal-289x200.jpg" class="attachment-187x187" alt="Kangal" title="kangal" /></a>

<p>Differenze tra i diversi sottotipi che vanno dall’essere minime (segno di antenati e ceppi originari comuni) ad essere molto marcate.</p>
<p>Credo che la decisione della FCI di unificare le varie razze da pastore turche in un’unica razza detta “Pastore dell’Anatolia” possa anche essere condivisibile e andare al di là di  fanatismi inutili al bene e alla crescita della razza stessa. Credo, però, che possa essere opportuno inserire all’interno della dicitura stessa di Pastore dell’Anatolia una seconda classificazione riguardante la diversa variante (regionale ad esempio), cosa che per esempio andrebbe fatta anche per altre razze come il Pastore del Caucaso o il pastore dell’Asia centrale, dove, sotto l’egida di queste due razze, vengono inseriti indistintamente cani completamente diversi tra loro per dimensione, carattere e funzione, svilendo totalmente usi e tradizioni di interi popoli (Sage koochee afgano, Alabai turkmeno, solo per citare due esempi – considerati nelle diverse patrie come razze diverse- paradossalmente unificati, dalla FCI, come unica razza, il pastore dell’Asia centrale).</p>
<p>L’introduzione della “variante regionale”, auspicata tra l’altro anche da professori e studiosi cinofili (per altre razze), potrebbe restituire parte di quel patriottismo che molti rivendicano e risolvere questa lunga controversia, senza disperdere inutilmente questo grande patrimonio genetico e “culturale” che è il Pastore dell’Anatolia, in “poco fruttuosi particolarismi”.</p>
<p>…………………………………………………………………………………………………………………………………</p>
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		<title>Il futuro del  nostro cane da gregge abruzzese</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 17:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin_mf_2011</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Finalmente, dopo tanto tempo e inutili dispute, sembra iniziato l’iter per il riconoscimento ufficiale della razza. Finalmente, dopo più di 50 anni  da una vana e alquanto “artificiosa” unificazione delle due razze maremmano e abruzzese da parte dell’ENCI, l’Italia riavrà la sua più antica e gloriosa razza: il Mastino abruzzese o Cane da gregge abruzzese, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Finalmente, dopo tanto tempo e inutili dispute, sembra iniziato l’iter per il riconoscimento ufficiale della razza.</p>
<p>Finalmente, dopo più di 50 anni  da una vana e alquanto “artificiosa” unificazione delle due razze maremmano e abruzzese da parte dell’ENCI, l’Italia riavrà la sua più antica e gloriosa razza: il Mastino abruzzese o Cane da gregge abruzzese, insomma il grande cane bianco che da sempre i nostri nonni sono stati abituati a vedere a guardia delle pecore e delle vecchie masserie nei territori abruzzesi e non solo ( nel Gargano in Puglia o nella zona matesina tra Molise e Campania). Un cane con più di 2000 anni di storia alle spalle, citato già nel primo secolo dopo Cristo da Columella nel  “De Re Rustica”. Un cane, importato dai Fenici in Abruzzo e che poi grazie alla transumanza si è diffuso anche nei territori limitrofi, discendente dai grandi da cani da pastore dell’Asia Centrale che hanno dato origine a tutta una serie di razze simili ma differenti allo stesso momento, razze che hanno fatto dell’adattamento alle diverse zone un loro punto di forza. Oggi , infatti, quasi in ogni stato d’Europa è possibile ammirare diverse razze di grandi cani bianchi da montagna: il Pastore dei Tatra in Polonia, il Cane da montagna dei Pirenei in Francia, il Kuwasz in Ungheria, lo Slovensky Kucav in Slovacchia, Il cane da pastore di Bucovina in Romania, il Tornyak in Croazia e, ultimo,  anch’esso in via di ufficializzazione, il Karakachan in Bulgaria.</p>
<p>Lampanti e visibili anche agli occhi di cinofili alle prime armi le differenze tra il maremmano e l’abruzzese. Il maremmano originale, probabilmente estinto nella sua forma pura a causa dei continui incroci con ll Cane abruzzese, appartiene alla tipologia di cane da pastore leggero; è più agile e leggero del pesante Mastino abruzzese e con una testa più lupoide rispetto all’abruzzese. La differenza fondamentale tra i due cani, comunque, risiede nel carattere: l’abruzzese deve essere innocuo verso gli animali da cortile e affezionato alle pecore, avere una grande autonomia decisionale e una moderata aggressività, usata nella difesa; il maremmano, invece, è un cane più affezionato all’uomo, più giocherellone, a causa della selezione umana, che ha valorizzato solo elementi estetici, ingentilendolo  e rendendolo meno adatto al lavoro con le pecore e presso le aziende.</p>
<p>Con il riconoscimento di questa razza si vuole ridare dignità al puro e vero Cane abruzzese, considerato, da molti allevatori di pastore maremmano-abruzzese, un maremmano di serie B, ridare gloria e splendore a questo antico guardiano delle nostre fattorie. Un ringraziamento va al signor Freddy Barbarossa e all’associazione Cani da Pecora che si sta occupando dell’iter per il riconoscimento della razza presso l’ENCI.</p>
<p>Per saperne di più: <a href="http://www.canidapecora.it/">www.canidapecora.it</a></p>
<p><em>Linea campana del cane da gregge abruzzese</em></p>
<p>Analizzando i soggetti, circa una cinquantina, da me presi in considerazione, tutti appartenenti all’area geografica compresa tra la valle del Volturno e il versante campano dei Monti del Matese, considerando solo soggetti provenienti dal mondo agricolo e pastorale nella cui selezione l’intervento dell’uomo è stato piuttosto marginale e escludendo, quindi, volutamente cani appartenenti al mondo delle esposizioni, è possibile trarre alcune considerazioni circa l’attuale stato della popolazione “rustica” del cane da gregge abruzzese. Da un’analisi, seppur con i pochi elementi a disposizione ( i racconti frammentati dei contadini circa i cani e gli accoppiamenti da loro scelti e una valutazione fisica dei soggetti), si può dedurre che, con il passare degli anni e con il diversificarsi delle funzioni che il cane da pastore veniva ad assumere nei diversi contesti, sono  stati selezionati (anche se parlare di selezione voluta è un termine abbastanza arduo)  due ceppi “rustici” abbastanza diversificati tra loro: un ceppo di cani  assimilabile ad una tipologia di cane da gregge più leggera; un altro ceppo di cani appartenenti ad una tipologia di cane da gregge più pesante e mastinoide.</p>
<p>Naturalmente esistono, in zona, anche soggetti che non possono essere ascritti a nessuna delle due tipologie di cane, soggetti frutto di incroci il più delle volte non voluti (nelle aziende agricole a volte sono presenti entrambe le tipologie di “cane da gregge”). Ho notato comunque che i contadini, intrisi di vecchia saggezza popolare, tendono malvolentieri a cedere i cani per accoppiamenti e custodiscono gelosamente le proprio “pariglie” (coppia formata da un maschio e una femmina). L’elemento unificante (elemento d&#8217;altronde classico del “cane da pecora” ) che caratterizza entrambe le tipologie e che risalta all’occhio di un attento osservatore è il carattere di questi cani: sia nella versione più leggera che in quella più pesante si tratta di cani che come componente di base hanno  una forte autonomia decisionale ( sono lasciati con i greggi da soli per molto ore), poco avvezzi al contatto umano (non si lasciano andare in moine varie neanche in presenza del padrone), vigili e coraggiosi ma mai aggressivi (tendono a sistemarsi in una posizione privilegiata dalla quale osservare ogni movimento di un eventuale intruso senza attaccare inutilmente). Inoltre, nonostante l’inevitabile eterogeneità, sempre presente quando si parla di popolazioni rustiche di cani e quindi di accoppiamenti  “naturali”, in entrambi le varianti si tratta di cani con una groppa più alta rispetto al garrese, un pelo bianco ( è presente qualche eccezione con sfumature giallo-arancio o macchie scure, probabile frutto di incroci più o meno passati) e ondulato, pochi i soggetti tendenti al riccio, di media lunghezza, orecchio di media grandezza attaccato nella parte alta del cranio.</p>
<p><em>Cani a struttura più leggera</em></p>
<p>Si tratta di  un ceppo di cani (per lo più presenti presso le aziende ovine nella zona della pianura di Pietravairano), probabilmente con una buona percentuale di consanguineità, caratterizzati da una struttura medio-leggera del corpo, un peso oscillante tra i 40-45 kg e un’altezza al garrese tra i 65 e i 70 cm. Presentano un struttura cranica leggermente più allungata rispetto all’altra tipologia con uno stop meno marcato. La struttura fisica più leggera permette loro un passo più veloce e sciolto che  consente (in gruppi composti da più soggetti) di guidare e controllare più facilmente i greggi in stazione nella vallata. Infatti questi soggetti sono quelli usati dai pastori nella conduzione al pascolo e nel raduno delle pecore (oramai non più nella guardia dai predatori, attesa la scomparsa totale del lupo dalla zona). Alcuni pastori, nonostante oggi non abbia più senso, tendono ancora a tagliare i lembi degli orecchi e più raramente anche la coda ai cani. Questi cani, inoltre, essendo più snelli e piccoli della tipologia mastinoide sono di conseguenza più parchi e questo, nel mondo agricolo e rurale, ha ancora importanza. Sono, infatti, alimentati (quasi dalla totalità dei pastori) con pasta precotta, pane indurito misto a carne di scarto e ossa.</p>
<p><em>Cani a struttura mastinoide</em></p>
<p>Si tratta di cani diffusi un po’ a macchia in tutta la zona, cani che è abbastanza facile vedere a guardia delle diverse aziende bovine e bufaline molto presenti nel territorio campano. La loro struttura decisamente più imponente rispetto all’altra tipologia (superano facilmente gli 80 cm al garrese e i 60 kg di peso) basta per scoraggiare eventuali malintenzionati e avvisare i padroni delle aziende di ogni movimento sospetto all’interno della proprietà da loro vigilata. Hanno, come dicevo, una struttura più mastinoide rispetto agli altri, con testa più grande e compatta e stop molto più marcato (alcuni soggetti tendono a presentare delle caratteristiche molto vicine ai grandi cani da gregge spagnoli -mastino spagnolo e dei pirenei-  come qualche macchia sul corpo di colore scuro e giogaia un po’ più pronunciata). Rispetto all’altra tipologia tendono ad essere più sedentari e a trascorrere le giornate sdraiati sonnolenti all’ingresso delle aziende pronti ad  avvisare con rauchi abbai l’arrivo di qualche intruso o qualche rumore sospetto. Si tratta di cani dal grande temperamento.: una  tipologia di soggetti perfettamente adattatasi alla funzione che è chiamata a svolgere.</p>
<p>Comunque, come già successo per altre razze, &#8211; esempio calzante è il cane da Pastore dell’Asia  Centrale che racchiude, sotto un solo nome, tutta una serie di tipi e sottotipi di cani da pastore ( secondo alcuni studiosi più di 15 razze, che nei territori d’origine ancora oggi vengono considerate diverse) che  sono stati selezionati dai pastori locali da millenni nei poverissimi territori dell’Asia Centrale ( dall’Iran al Tibet) a seconda delle differenze del territorio, del clima e della funzione (tipologie con pelo lungo o medio, più o meno pesanti, di struttura  più o meno mastinoide) lo stesso discorso dovrebbe essere applicato anche al nostro Cane da gregge abruzzese: sotto questo nome, al di la delle differenze morfologiche più o meno marcate tra i diversi soggetti, devono essere classificati i diversi tipi e sottotipi di cane d’Abruzzo ( d’altronde diversi tipi di abruzzese vengono individuati dagli stessi pastori d’Abruzzo, vedi della Maiella, di Pescocostanzo, domenicano,  Marsicano…..) selezionati, in modo naturale, dai pastori del luogo a seconda delle diverse esigenze e esportati, con la transumanza, nei territori limitrofi.</p>

<a href='http://masseriafontana.it/archives/1699/mast-abruz-6' title='mast-abruz-6'><img width="187" height="140" src="http://masseriafontana.it/wp-content/uploads/2011/12/mast-abruz-6-266x200.jpg" class="attachment-187x187" alt="mast-abruz-6" title="mast-abruz-6" /></a>
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<p>…………………………………………………………………………………………………………………………………</p>
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		<title>Allevamento non deviante: Bovaro del Bernese (2009)</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 16:22:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin_mf_2011</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bovaro del Bernese]]></category>
		<category><![CDATA[Bovaro del Bernese - allevamento - displasia]]></category>

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		<description><![CDATA[Attualmente, secondo i registri dell’Enci, in Italia vengono registrati circa 900/950 cuccioli di bovaro del bernese -senza contare svariate centinaia di altri cuccioli che non vengono registrati  alla nascita, per le cause più varie (più o meno giuste), che di conseguenza non appartengono ufficialmente alla razza (neanche mediante un successivo certificato di tipicità o anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Attualmente, secondo i registri dell’Enci, in Italia vengono registrati circa 900/950 cuccioli di bovaro del bernese -senza contare svariate centinaia di altri cuccioli che non vengono registrati  alla nascita, per le cause più varie (più o meno giuste), che di conseguenza non appartengono ufficialmente alla razza (neanche mediante un successivo certificato di tipicità o anche un esame del DNA; non voglio entrare in polemica con le direttive ufficiali degli organi preposti, ma non capisco il perché della chiusura del pedigree)-, una razza quindi abbastanza diffusa sul territorio nazionale (maggiormente al nord, anche per le più favorevoli condizioni climatiche), rispetto ad altri grandi cani da montagna. Quello che preoccupa, almeno a mio avviso (sinceramente non credo di essere l’unico), è lo stato fisico e caratteriale di molti soggetti che è possibile incontrare nel nostro Paese. Oramai, è più di un anno, infatti, che frequento esposizioni cinofile nazionali e allevamenti specializzati nella razza; il dato che emerge tristemente è l’impoverimento e la totale trasformazione psico-caratteriale del nostro caro amico: il professor Albert Heim, grande cultore della razza, narrava di un cane grande, maestoso, fiero, che controllava le fattorie svizzere rimanendo in una posizione privilegiata, abbaiando e scoraggiando i malintenzionati. Ed oggi? Cani che, grazie ai grandi allevatori specializzati,  vivono vite rinchiuse in box, per uscire solo il giorno delle esposizioni trasportati in angusti kennel (non sviluppando adeguatamente e pienamente il loro patrimonio caratteriale), mangiano esclusivamente crocchette di alta qualità, si lasciano toelettare immobili per ore e ore su traballanti tavolini, dormono su comodi sofà, si lasciano spalmare amido di patate sulle parti bianche del corpo…..Mi fermo un secondo. Capisco le esposizioni, la giusta presentazione del cane, ma mi chiedo cosa è rimasto del grande cagnone fiero descritto dal professor Heim. In Italia, purtroppo, molti allevatori che sono convinti di fare il bene della razza stanno svilendo, trasformando ad uso e consumo della moda il carattere di un cane che, da sempre, è il bovaro-contadino elvetico per eccellenza: un cane rustico, affettuoso con il padrone, ma giustamente diffidente e abbaiatore verso gli estranei, un cane parco (verso la fine del 1800 non credo che era molto il cibo che i contadini elvetici mettessero a disposizione dell’antico bovaro) e, si suppone, piuttosto sano per lavorare nelle fattorie e addirittura trasportare pesanti carretti (come amano mostrare anche numerosi allevatori) e non un cane dal carattere remissivo, oramai inadatto al lavoro, insomma uno dei tanti cani da compagnia (senza sminuire affatto tali cani) che è possibile acquistare sul mercato. La selezione di una specie (caratteriale e fisica), come diceva anche il grande Conrad Lorenz, dipende anche dal tipo di ambiente di riferimento e dal modo in cui viene allevata; quindi, credo umilmente, che ogni allevatore italiano prima di sminuire a semplice orsacchiotto di peluche, da portare in trasmissioni televisive, il grande bovaro del bernese, dovrebbe ben valutare quello che è veramente il bene di una razza che è stata selezionata, in modo quasi spontaneo, dai contadini delle Prealpi bernesi esclusivamente per il lavoro. Un altro punto che non può non risaltare agli occhi di tutti i conoscitori (più o meno esperti) della razza è quello riguardante la salute: il bernese ha una vita medi tra i 7 e gli 8 anni (è tra i cani meno longevi) ed è soggetto a tutta una serie di patologie più o meno gravi (entropion, ectropion, istiocitosi maligna, tumori polmonari ed altre). Non bisogna dimenticare, inoltre, il problema della displasia dell’anca e del gomito: le stime parlano di un 20% di soggetti radiografati affetti da più o meno leggera displasia dell’anca e di un quasi 50 % affetti da displasia del gomito. Oggi, anche se i controlli, imposti dai  vari club di razza (molte razze grandi sono affette da queste patologie), stanno cercando di limitare il problema (anche se bisognerebbe valutare l’attendibilità di questi controlli; ma questa è un’altra storia), escludendo dall’elenco  riproduttori i soggetti affetti, sembra quasi assurdo che un cane nato per il lavoro, per la vita contadina appaia così fragile e facilmente soggetto a tali patologie: gli allevatori parlano di una patologia multifattoriale in cui subentrano oltre a fattori genetici anche fattori alimentari e di movimento, ma mi chiedo se sia mai possibile che una marca o un’altra di crocchette possono trasformare lo sviluppo articolare di un cucciolo o anche se sia mai possibile che un cucciolo che corre e salta possa facilmente sviluppare tale patologia. Non  bisogna essere dei medici per capire che difficilmente in una fattoria elvetica degli inizi del 1900 ci fosse il tempo per seguire una corretta tabella alimentare dei cuccioli nati o per evitare che saltassero ovunque, eppure i cani erano più sani, più longevi e meno displasici (una parola che molti allevatori amano ripetere). Il bovaro è stato selezionato in un ambiente contadino nel quale, è noto da sempre, il risparmio è fondamentale: un  cane che costa molto, vive poco, si ammala spesso non avrebbe avuto alcun senso.</p>
<p><img class="alignnone size-large wp-image-1682" title="articolo_1" src="http://masseriafontana.it/wp-content/uploads/2011/12/1-640x480.jpg" alt="" width="640" height="480" />…………………………………………………………………………………………………………………………………</p>
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		<title>Ecco le modalità scientifiche della lettura ufficiale della displasia</title>
		<link>http://masseriafontana.it/archives/455</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 17:08:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin_mf_2011</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bovaro del Bernese]]></category>

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		<description><![CDATA[A questo punto dico BASTA. Sono indignato, arrabbiato e “avvelenato”, per usare un termine caro alla mia Terra. Sento il dovere di protestare, di protestare per un’ingiustizia che, a mio avviso, ho ricevuto. Mercoledi scorso (13-04-2011) mi sono stati comunicati dal Celemasche, al telefono, gli esiti delle letture delle radiografie della mia Salomè: HD B, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A questo punto dico BASTA. Sono indignato, arrabbiato e “avvelenato”, per usare un termine caro alla mia Terra. Sento il dovere di protestare, di protestare per un’ingiustizia che, a mio avviso, ho ricevuto. Mercoledi scorso (13-04-2011) mi sono stati comunicati dal Celemasche, al telefono, gli esiti delle letture delle radiografie della mia Salomè: HD B, ED 2, quindi non adatta alla riproduzione per “artrosi modesta” ai gomiti. Mi è stato spiegato che la mia cagna è 2 ai gomiti per via di un osteofita presente su un gomito di 2,34 mm, cioè che supera di 0,34 mm il limite di 2 mm per avere il grado 1, considerato accettabile in riproduzione (l’altro gomito è perfetto). Premetto che non sto a contestare tale giudizio in quanto ho verificato con i miei stessi occhi la presenza di tale osteofita; quello che voglio contestare fortemente è il modo, del tutto particolare, con il quale si è arrivati a tale giudizio. Altra premessa fondamentale è che la mia cagna è sì 2, ma con una radiografia fatta a 25 mesi compiuti e non a 12 come il protocollo prevede. Parto dall’inizio della storia per far avere a tutti un quadro della situazione e per far capire come lavorano e agiscono determinati organi che dovrebbero tutelare la salute animale.</p>
<p>Al compimento dei quindici mesi io ho effettuato le radiografie dell’anca e del gomito, come da prassi, e le ho prontamente spedite al Celemasche per la lettura ufficiale. Dopo alcuni ritardi dovuti a un problema legato al pedigree (Celemasche mi aveva spedito indietro le radiografie in quanto mancava l’approvazione Enci, ente il quale mi aveva detto di far prima ufficializzare le radiografie e poi iscriverlo al ROI italiano), il mio veterinario ed io riceviamo una mail in cui il Celemasche ci chiede di ripetere le radiografie dei gomiti, in quanto non leggibili. Con pazienza, la cagna aveva nel frattempo compiuto quasi 20 mesi, ripeto tali radiografie, sperando che questa volta possa essere la volta definitiva. Trascorre qualche tempo e ricevo una nuova mail in cui Celemasche, considerando ancora una volta le radiografie del gomito illeggibili, invita me e il mio veterinario a ripetere ancora una volta tali radiografie. Armato di pazienza e fiducioso, ripeto di nuovo (Salomè aveva compiuto nel frattempo 25 mesi) le lastre al gomito. Trascorre una settimana e dopo alcuni miei solleciti ricevo una telefonata dal veterinario di Celemasche in cui mi si dice che la mia cagna è “sicuramente 2, per via di un osteofita superiore nettamente ai 2 mm”.</p>
<p>Completamente esterrefatto ( il veterinario che ha eseguito le radiografie –abilitato a tale compito dal Celemasche stesso- mi aveva assicurato che la cagna era 0, massimo 1), dato anche che la mia cagna non ha mai manifestato sofferenza ai gomiti, chiedo al Celemasche una istanza di verifica ripetendo a mie spese le lastre da un veterinario diverso per un ulteriore parere. Il giorno successivo ripeto le radiografie e un gomito risulta perfettamente sano, un altro presenta un osteofita superiore sì a 2 mm, ma non NETTAMENTE, ma solo di 0,34 mm. Lo stesso veterinario mi dice che la cagna è ora di grado 2, ma che bisogna considerare che ha compiuto 25 mesi e che la crescita degli osteofiti è continua nel tempo (situazione che io già conoscevo avendo letto alcuni articoli sull’argomento) e, quest’ultimo, è un fattore molto importante e da tenere in considerazione nella lettura della radiografie della mia cagna. Tale veterinario conferma solo una cosa che tutti gli addetti ai lavori (veterinari, allevatori, appassionati…) conoscono da sempre: la patologia della displasia del gomito è una malattia progressiva e continua e nella diagnosi e successiva gradazione deve essere valutata l’età del cane.</p>
<p>Scrupolosamente mi tuffo nella ricerca di letteratura scientifica in merito (anche sul sito Celemasche), contatto vari veterinari che continuano a sostenere le mi tesi e trovo proprio sul sito di tale organo un articolo sulla displasia del gomito (firmato da vari esperti tra cui il lettore dei gomiti di Celemasche) che, oltre a una dettagliata relazione sulla patologia e sull’andamento e l’incidenza nelle generazioni successive della malattia, attesta e conferma quanto da me sostenuto. Riporto il testo integrale del passo dell’artciolo:</p>
<p>Come già riscontrato(3,9) i risultati del presente studio</p>
<p>mostrano un aumento di prevalenza e gravità della</p>
<p>patologia del gomito con il progredire dell’età allo</p>
<p>screening. È noto infatti che la displasia del gomito,</p>
<p>come la displasia dell’anca, è una artropatia cronica</p>
<p>a carattere progressivo, che tende ad aggravarsi nel</p>
<p>tempo. Sembra quindi opportuno definire delle età di</p>
<p>riferimento standard alle quali sottoporre i cani a controllo,</p>
<p>ed in ogni caso i risultati delle letture dovrebbero</p>
<p>essere corretti per l’età del cane al controllo.</p>
<p>L’articolo integrale è consultabile sul sito Celemasche.</p>
<p>A questo punto decido di chiamare direttamente il lettore dei gomiti di Celemasche per avere delucidazioni e chiarimenti in merito. Trascorre una telefonata cordialissima in cui leggo al professore il passo dell’articolo da lui stesso firmato. Dopo avermi ripetuto tutta la propria solidarietà e aver più volte sostenuto le mie ragioni (di fronte all’articolo è difficile obiettare a me no che non si voglia smentire se stesso e i propri studi), tanto da sostenere che vari cani a 12 mesi di grado 1…..a 25 sono di grado 2, la telefonata si chiude con l’accoglimento della mia richiesta di verifica alla luce di questi nuovi fatti.</p>
<p>Passa qualche giorno e vengo avvisato che l’esito non può essere cambiato in quanto la mia Sally è 2…..(a 25 mesi passati) e tale resterà.</p>
<p>Cordialmente saluto…..(anzi lo fa  mio fratello visto che non ero in casa e riceve la telefonata al mio posto).</p>
<p>Ecco la storia…….</p>
<p>Vi lascio con alcuni quesiti: è mai possibile che dobbiamo pagare  Sally ed io per degli errori non commessi da me????&#8230;.Io ho fatto le radiografie nei tempi previsti….e se si è arrivati a 25 mesi è stato solo per degli errori commessi non da me, ma da posizioni sbagliate dei gomiti commessi dal veterinario (secondo Celemasche ma non secondo il veterinario) abilitato a tale scopo dallo stesso Celemasche. Quale scientificità può avere un criterio in cui gli stessi lettori ufficiali smentiscono se stessi e i propri articoli scientifici?????? Io delle ragioni dette al telefono non me ne faccio nulla!&#8230;.Tra l’altro il giorno successivo richiedo a Celemasche le radiografie sbagliate (quindi non utilizzate ai fini della lettura ufficiale e quindi di loro proprietà) e mi è stato risposto che deve riunirsi la Commissione e decidere se possono darmele o meno…..Assurdo. Io ho pagato quelle radiografie e se non sono utilizzabili per la lettura quale motivo impedisce di mandarle al legittimo proprietario?????????</p>
<p>Io traggo le mie conclusioni e spero che tutti i web-lettori possano trarre le proprie.</p>
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